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giovedì 2 maggio 2013

Piccola dissertazione sul Barcellona (in crisi)

Il Barcellona sta dominando la Liga, 11 punti sul Real ed in è testa da inizio campionato. Il declino per questo sarà lento, anche se il mercato e i possibili malumori più gli infortuni di Messi potrebbero creare grossi dissesti nello spogliatoio blaugrana, il cammino potrebbe essere più tortuoso del previsto, e forse Guardiola ne sapeva qualcosa.

Ma cos'è il Barça senza Messi (il quale ha superato ogni record di goal proprio nell'anno del declino): a me viene in mente la nazionale spagnola, squadra spettacolare, vincente ma un po' spuntata, che tuttavia riesce per mezzo delle qualità di gruppo e individuali, insieme a un bel gioco organizzatissimo a sopperire alla mancanza della punta di sfondamento dati Torres e Villa a mezzo servizio nelle ultime stagioni. Si sono spesi paragoni tra la nazionale e i catalani.
Tuttavia queste ultime prestazioni hanno sancito che senza il grande realizzatore il Barcellona non è la Spagna, e il tanto decantato tiqui-taca senza Messi non è così incisivo.

Questa sarà a mio avviso la chiave di volta del futuro, capire se la dirigenza insisterà sullo schema di gioco congegnale a Messi, confidando nel suo rendimento e forma fisica o inventarà qualcosa di nuovo?

Ormai alcune squadre hanno capito come fermare gli ex-extratterestri, sbarcati ieri sulla terra, per rimanerci, il Real, il Chelsea, il Bayern e nel suo piccolo anche il Milan, ma non dimentichiamo del Celtic, quest'anno hanno messo ko i catalani.
Per citare un collega, se il Barça gioca a memoria, il Bayern ieri dava l'impressione di aver imparato a memoria come fermarlo, in due match non c'è mai stata storia, la pericolosità e le occasioni completamente  azzerate sul nascere con continui anticipi ad intercettare passaggi e suggerimenti.

Vedremo nei prossimi mesi quale direzione prenderà la società catalana.

Saluti.

giovedì 4 aprile 2013

Analisi del primo turno dei Quarti di Champions

Analizziamo brevemente le quattro partite disputate tra martedì e mercoledì:

Bayern - Juventus 2-0: i tedeschi hanno dominato la partita rincuorati dal goal dopo pochi secondi con collaborazione di Buffon, la partita si è messa sui binari sbagliati per i bianconeri che sono stati aggrediti e non sono stati in grado di riprendere il bandolo della matassa per i 90' minuti. A Torino sarà necessaria una partita opposta e con grande precisione sotto porta. I tedeschi sembrano fortissimi, ma mancano di cinismo e spesso lo pagano.

PSG - Barcelona 2-2 : buon risultato per entrambe, il Barcelona ha qualcosa da recriminare sul primo goal di Ibra (in fuorigioco), ma come a Milano non è stato brillantissimo, il 2-2 fa comunque ben sperare. Da monitorare la situazione Messi infortunato. Senza di lui i catalani sono un po' stitici. Il PSG può sperare, ma "qualcuno" deve prendere in mano la situazione e essere finalmente decisivo, le occasioni ci sono state.

Malaga - Borussia 0-0 : partita di grande spettacolo e gioco, ma priva del solista che trovi dal cappello magico la giocata risolutiva. Grande coralità dei tedeschi che giocano un calcio moderno ma Lewandowski e Gotze si sono mangiati troppi goals. Dall'altro lato sono invece stati Saviola e Isco a creare i maggiori grattacapi a Weidenfeller. Sfida aperta, gli andalusi hanno dimostrato di avere il carattere per queste sfide e forse sono stati fortunati nel trovare gli avversari giusti.

Real - Galatasaray 3-0 : troppo forte il Real contro la difesa sprovveduta e disarticolata dei Turchi. Grande show dei tre punteros Benzema, Higuain e Ronaldo. A Istanbul il pubblico dovrà dare una grossa mano.

domenica 24 marzo 2013

Contro il Tiqui-Taca


 

Sebbene il libro che vi presento oggi sia stato pubblicato prima della sonora lezione di calcio e determinazione data al Milan negli ottavi di Champions, il Barcellona con il suo metodo di gioco non appassiona tutti, anzi può innervosire e annoiare.
Michele Dalai nel suo libro "Contro il Tiqui-Taca" ci snocciola capitolo per capitolo, in 120 pagine, le motivazioni per cui essere contro il metodo di gioco tanto osannato dei blaugrana.

La dedica a inizio libro di Breriana memoria infatti è:
"a ogni contropiedista".






Riportiamo in seguito lo spiritoso indice di questo divertente saggio da leggere tutto d'un fiato:

1. La verità ti fa male lo so
2. Di cosa parliamo quando parliamo di noia
3. Calcio, tv, trigonometria e altre cose noiosissime che fa il Barcellona
4. Storia brevissima di quasi tutto
5. Il tiqui taca come arma di distruzione di massa
5bis. Trentatrè trentini entrarono a Barcellona o anche di come dubitare fin da subito della serietà di questo volumetto
6. Di una certa tendenza ad accogliere con favore i favori
7. Non cantarmi, o Diva, non cantarmi nulla
8. Breve dissertazione sulla disonestà calcistica dell'esile Busquets
9. La squadra che era meglio quando stava peggio
10. Pulci, uomini molto bassi e altri portentosi animali da circo
11. In televisione sembravano più buoni
12. Il Barcellona lava più bianco
13. Lo strano caso di Zlatan Ibrahimovic e la maglia baciata troppo in fretta
14. Il silenzio è d'oro
15. Perchè?
16. Pensieri in ordine sparso sul senso di un pamphlet contro il Barcellona
17. Il gioco del Barcellona spiegato a mio figlio
18. Palla lunga e pedalare

app1. Le pietre miliari dell'antibarcelonismo
app2. (Loro) dicono di loro

10 euro in libreria, buona lettura

mercoledì 13 marzo 2013

appunti di Barcellona-Milan

La partita tra Milan e Barcellona è durata 180 minuti, nei primi 130 era in vantaggio 2-0 il Milan poi dal 145 minuto in vantaggio il Barcellona, che con la remuntada ha infine chiuso il match 4-2.
Le due squadre vanno viste nell'ottica dei 180 minuti.
Il Barcellona non è la squadra di ieri così come il Milan non è la squadra di due settimane fa. Ieri il Barcellona era chiamato a prolungare un'era del calcio, la sconfitta avrebbe chiuso un ciclo. L'intensità e l'impegno mostrati dai giocatori blaugrana e dal loro fac-totum Lionel Messi sono quelle cose che si vedono una o due volte all'anno e che non si possono proporre in continuo. Al di là del modulo, l'intensità è stata quella dell'Inter di Mourinho in un derby con il Milan o contro lo stesso Barcellona alcuni anni fa.
Lo scorso hanno al posto di Niang c'era Ramirez del Chelsea e la palla si infilò nella rete e i catalani furono estromessi dalla massima competizione.
Ora, mettendo da parte le illusioni del 2-0 di San Siro, in nessuna delle due partite si sono visti gli effettivi valori in campo delle due squadre, sono solo stati amplificati i pregi in una partita e i difetti nell'altra.
Onore va a Villanova e Roura che ascoltando le richieste dei loro giocatori più carismatici hanno riposizionato la squadra alla vecchia maniera, togliendo dalla gabbia Messi mettendogli davanti Villa e indietreggiando Iniesta. Demerito invece va al Milan per non aver avuto la lucidità di uscire sfruttando le fasce e perdendo per tre volte palla al centro del campo. Tutto qui.
Si ritorna a casa con una squadra di campioni conclamati che hanno confermato di esserlo e una squadra di giocatori in generale di media qualità, che stanno crescendo, che ha provato a fare l'impresa e ha tenuto il Camp Nou col fiato sospeso fino al minuto 180.
Discorso a parte vale per il marziano argentino che soprattutto nel primo goal ha compiuto un gesto tecnico dalla velocità impensabile per un essere qualunque. 
Il Barcellona senza di lui non avrebbe mai passato il turno.

venerdì 1 febbraio 2013

ZEMAN


La Roma, di Zeman, è sempre argomento di grandi dibattiti. I giocatori fino a ieri erano con l'allenatore, messo in dubbio dalla società. Ma poi arriva un buon Cagliari, squadra di qualità e in tre minuti va in vantaggio. La Roma tenta di recuperare, ci riesce con Totti ma si sbilancia innumerevoli volte, non c'è pressing a centrocampo, la difesa perde ogni marcatura, i difensori non sono mai convinti sul pallone nel contrasto, neppure l'attacco gioca come dovrebbe, si incaponisce contro la difesa e lascia palloni per le ripartenze, niente di quello che ci si aspetta da una squadra di Zeman neanche in attacco, passaggi filtranti inserimenti ecc...
Affascinante e romantica la filosofia calcistica del boemo, chi più ne fa, vince, dettato all'attacco e al bel gioco dove se tutti i movimenti sono perfetti e nella partita non si hanno amnesie si vince per di più facendo spettacolo.
Purtroppo, mi dispiace dirlo, capita anche che Goicoechea faccia un autogoal da cineteca, e che ad alcuni giocatori manchi il mordente. E' proprio su questo punto che voglio andare a concentrarmi.
Alle squadre di Zeman manca il mordente, manca l'intensità sull'avversario e l'attenzione nella fase di contenimento. Manca un direttore in panchina che sappia motivare per 90 minuti gli undici in campo tenendoli sempre sulle spine e con gli occhi a 360° a controllare ciò che accade, manca il sacrificio del singolo per il gruppo, manca la capacità del tecnico e della squadra di cambiare IN POSITIVO il corso della partita.
Non vado oltre, chiudo ricordandovi che in 30 anni di carriera Zeman ha vinto 1 titolo nel campionato C2 con il Licata e due campionati di Serie B con Foggia e Cagliari, tutto qui.
Lascio a voi, l'ardua sentenza.

sabato 19 gennaio 2013

IL MAESTRO CARLOS BIANCHI




Carlos Bianchi (Buenos Aires, 26 aprile 1949)
Allenatore di calcio, ex calciatore e dirigente sportivo argentino con all'attivo 385 goal occupa la nona posizione dei cannonieri più prolifici di Francia e Argentina. Occupa inoltre la tredicesima posizione nella classifica dei 308 attaccanti più prolifici nelle massime divisioni


EVOLUZIONE TATTICA:

Il Boca Juniors di Carlos Bianchi 2000-2001, fu tra le prime squadre ad adottare il 4-3-1-2, metodo che permise di dominare in Sud America alla squadra argentina.
Vero credo tattico di Bianchi, con terzini sempre alti, un mediano che copre i lati scoperti nelle ripartenze e gli altri 2 che si inseriscono negli spazi successivamente questo modulo fu adottato anche da altri allenatori ( Milan di Ancellotti 2001-2002 - Inter di Mancini 2006-2008 - Italia di Prandelli Euro 2012 - ecc) e tanti di questi hanno poi modificato i bilanciamenti e le priorità di ogni ruolo a loro piacimento... partendo pero' sicuramente da quella filosofia di gioco che esportò Bianchi. 
Questa trasformazione partì pero' molto prima, nei primi anni 90 col Velez, con cui Bianchi salì sul tetto del mondo. Allora si discuteva molto di tattica, in quanto quello proposto sembrava un calcio "strano", pressione forte soprattutto appena si perdeva il pallone, per poter recuperare immediatamente la sfera e impedire agli avversari di poter ragionare. 
Fa sorridere parlare di questi tempi di questo metodo di gioco come uno dei punti di forza innovativi ideati dal grande Barcellona, in realtà l'invenzione va attribuita al maestro Bianchi. Era un calcio all'avanguardia per gli anni 90, e ne fece le spese il Milan di Capello.


STORIA RECENTE:

Amatissimo dalla immensa folla boquense, Bianchi torna al Boca dopo le esperienze dal 1998 al 2001 e dal 2003 al 2004. Non allena dal 2006, da quando lasciò l'Atletico Madrid, ma nell'ambiente 'xeneize' (genovese, dai fondatori del club) importa a pochi. Basta la magia della sua presenza.
L'annuncio dell'atteso ritorno è stato twittato dal club della Bombonera. E subito si sono scatenate le reazioni di giubilo della tifoseria gialloblu, mai in sintonia col precedente allenatore Falcioni. Bianchi sarà presentato mercoledì, e chissà che pure il pupillo Riquelme non decida di tornare sui propri passi.
L'epopea del 'Virrey' (viceré) sulla panchina del Boca è coincisa con il periodo più fulgido della storia del club: quattro campionati, tre Libertadores e due Intercontinentali lo hanno issato tra gli immortali della storia boquense. 
Aveva già conquistato il mondo nel 1994, alla guida del Velez, battendo per 2-0 il Milan di Capello.
La storica conquista regalata al 'Fortin', prima e finora unica nella storia del club, gli era valsa l'opportunità italiana, alla Roma: stagione (1996-1997) da dimenticare, costellata di problemi con Totti. In seguito dichiaro' di aver imparato molto dall'Italia e dal suo calcio.
Al ritorno in Argentina, tutt'altra storia: è diventato un idolo massimo del Boca, e lo è ancor oggi. 

Sembra di essere tornati indietro nel tempo. Agli anni 90 e inizio 2000, per la precisione. Come il River Plate, nostalgico nell'affidarsi a Ramon Diaz, anche il Boca Juniors guarda al futuro ripescando il passato: è ufficiale la nomina in panchina di Carlos Bianchi, al terzo ciclo sulla panchina azul y oro.

mercoledì 2 gennaio 2013

La formazione ideale

Il sito di statistiche calcistiche WhoScored propone per questa prima parte dei campionati un undici ideale basato sulle statistiche dei calciatori dei maggiori campionati europei.
Vi riportiamo sotto la formazione schierata con un 4-4-2 (link).
Voi che modifiche apportereste?



Dal mio punto di vista, ovviamente scevro da qualsiasi dato statistico, il portiere sarebbe sicuramente il nostro Buffon, in difesa toglierei Ranocchia per inserire Thiago Silva. Molta indecisione sui terzini, non ci sono più a mio avviso giocatori completi come un tempo che possano fare sia fase offensiva che difensiva in maniera dignitosa.
A centrocampo toglierei Ribery per inserire Goetze e al posto di Cazorla uno dei ragazzi di Lucescu, Willian o Mxit'aryan. In avanti anche se la coppia non funzionò bene in passato, difficile pensare a due più forti di Zlatan e Messi.

venerdì 21 dicembre 2012

IL MAESTRO MIRCEA LUCESCU



Dovunque è andato tutti ricordano il suo calcio. Mircea Lucescu non è sicuramente fra quegli allenatori che non lasciano il segno. Lo spettacolo e la concretezza sono le basi del suo successo. Con lo Shakhtar sta impressionando l'Europa, ma è in Italia che ha lasciato un pezzo del suo cuore.


Ma partiamo proprio dal presente. Lucescu è arrivato a Donetsk ed ha cambiato tutto: 

Ho portato esperienza, fiducia, e la convinzione che si poteva vincere (esordisce nella sua lunga intervista ad 'Extratime' ). Arrivo io, e per 2 anni vinciamo il campionato contro la Dinamo Kiev. E non era facile, il loro presidente era pure presidente della federazione….

Adesso i gioielli brasiliani dello Shakhtar sono ricercati da tutta Europa. Il frutto di un'accurata politica societaria: 

Puoi fare come i grandi allenatori oggi: spendi 100 milioni e compri i 4-5 più forti. Ma così è facile. Il difficile è educare i giocatori, far capire loro dove sbagliano, caricarli. E nel frattempo penso al futuro. Se uno parte, ho già il sostituto pronto in casa, che per 1-2 anni ha lavorato per essere pronto.

Lucescu confessa anche di essere stato ad un passo da un colpaccio:

Ci ho provato pure con Neymar, a 16 anni. Devi lavorare per farli diventare professionisti per l'Europa, lì sono molto "allegri".

Ma eccoci all'Italia, dove il tecnico romeno ha guidato Pisa,Brescia, ecc..: 

Ero innamorato del vostro paese, stracciai anche un contratto firmato col Porto per restare. In Italia ogni squadra giocava un calcio diverso. Non c'era la federazione che ne imponeva uno, come in Spagna o in Francia. L'allenatore poteva creare, se aveva libertà di farlo. Ecco, quella spesso non c'era: i presidenti vivevano di calcio e ti facevano pressioni per far giocare l'uno o l'altro, per venderli.

Ecco infatti, secondo Lucescu, come funziona il calcio nel Belpaese:

Il campionato migliore era la B, il campionato degli allenatori. La A era il campionato dei presidenti, chi ha più soldi vince. La B italiana produce allenatori, quelli bravi devono andare lì. In Italia un allenatore non può essere protagonista, ha bisogno di tempo e titoli per essere stimato. I presidenti cercano di svicolare e cambiare tecnico per essere loro i protagonisti. Sono gelosi.

La critica del buon Mircea si trasferisce sulle italiane in campo internazionale: 

Avete snobbato un po' l'Europa. Per esempio, quando ho visto il Napoli che ha giocato in casa del Dnipro con le riserve ho detto: "Impossibile". Puoi cambiarne un paio ma non mezza squadra, così dai l'impressione che non ti interessa. L'Europa ti guarda, qui spesso sbagliate. I mezzi per risalire ci sono. Però vincere e piazzarsi bene non dev'essere un traguardo, ma una tappa per l'Europa.

La chiusura è tutta sulle grandi: 

Milan, Inter e Juventus. "I bianconeri sono un esempio da seguire: stadio di proprietà, serietà, atleti educati secondo lo spirito del club. Non gente che viene così, per un anno o due: li prendono giovani, crescono con la squadra, le danno tutto. Anche l'Inter ha preso questa via. Il Milan invece è rimasto col suo modo di pensare: li prende a fine contratto, di nome, pensa molto all'immagine e poco a costruire. Come fai a costruire con gente di 34-35 anni? Non saranno mai parte della tua anima.

A proposito di Juve. La sfida Champions con lo Shakhtar si avvicina:

La rispetto molto, ho seguito il processo che l'ha riportata in alto, fino ad avere di nuovo una squadra capace di lottare e vincere anche in Europa. E non lo fa solo coi giovani: guardate che motivazioni hanno gente come Pirlo o Buffon...

giovedì 20 dicembre 2012

Il calcio raccontato: GIANNI BRERA


In pochi della nostra generazione lo conoscono, ma Gianni Brera, è uno di quelli che ha fatto la storia del nostro calcio, raccontato e non solo.
Morto venti anni fa in un incidente stradale, la sua vita e un po’ come quelle storie di personaggi dello scorso secolo, che racchiudono ancora qualcosa di mitico, tra passato e futuro, in rottura con il presente tanto amato, geograficamente padano ma giramondo, mi ricorda Hugo Pratt.
Inventore di una serie di neologismi diventati costante del gergo calcistico quali: contropiede, intramontabile, centrocampista, incornare, pretattica, melina, goleador, disimpegnare, cursore e libero che gli venivano dall’elaborazione dei tanti testi custoditi nella sua vasta biblioteca è uno di quei rari cantastorie e raccontatori che ha lasciato il segno ed emozionato i lettori.
Personaggio a 360° che si è diviso tra cronaca, letteratura, cucina, politica e sport, fortemente legato alle sue origini:

«Il mio vero nome è Giovanni Luigi Brera. Sono nato l'8 settembre 1919 a San Zenone Po, in provincia di Pavia, e cresciuto brado o quasi fra boschi, rive e mollenti (…) Io sono padano di riva e di golena, di boschi e di sabbioni. E mi sono scoperto figlio legittimo del Po.»

Vita

Laureatosi in scienze politiche all'università di Pavia nel 1943, mentre prestava servizio come tenente paracadutista della Divisione Folgore, si rifugiò poi in Svizzera nel 1944 per sfuggire alla Gestapo, che ne sospettava la contiguità con la lotta partigiana. Rientrato in Italia, si unì alla Resistenza in Val d'Ossola, grazie all'intervento del senatore Maffi e di Giulio Seniga, che garantì per lui, salvandogli la vita. Come aiutante di campo della brigata Comoli, facente parte della Divisione Garibaldi Redi, fu l'autore del piano che sventò la distruzione per minamento del traforo del Sempione. 
Brera si gloriò sempre di aver attraversato tutto il periodo della seconda guerra mondiale, da paracadutista e da partigiano, senza aver mai sparato ad un altro essere umano.
Tornato alla vita civile, nel 1945 fu chiamato da Bruno Roghi alla Gazzetta dello Sport, il più importante quotidiano sportivo italiano, testata della quale diverrà direttore nel 1949, il più giovane nella storia del giornalismo italiano, dopo un fortunato reportage dal Tour de France di quell'anno.
Sposatosi nel 1943 con Rina Gramegna (1920-2000), ne ebbe quattro figli: Franco (n. e m. 1944), Carlo (pittore, 1946-1994), Paolo (scrittore, n. 1949), Franco (musicista, n. 1951).
Tra le numerose testate su cui Gianni Brera scrisse, vi sono, oltre alla citata Gazzetta, Il Giorno, Il Giornale, il Guerin Sportivo e la Repubblica. I suoi articoli sono stati tradotti in diverse lingue. Si devono a Brera anche numerosi libri: manuali, saggi, romanzi, racconti e pièce teatrali e radiofoniche. Il suo romanzo più celebre fu indubbiamente Il corpo della ragassa che nel 1978 venne adattato per il cinema daAlberto Lattuada e diretto da Pasquale Festa Campanile.
Nel 1956, quando Giulio Seniga ruppe con il Partito Comunista Italiano per i fatti d'Ungheria, si rifugiò a casa di Gianni Brera portando in una valigia un milione di dollari che rappresentavano il finanziamento dell'Unione Sovietica al Pci. Seniga utilizzò poi il denaro per l'attività politica, fondando in Svizzera la casa editrice "Azione Comune" che diresse riconoscendo a sé stesso solo uno stipendio da operaio.
Morì il 19 dicembre 1992 in un incidente automobilistico sulla strada che collega Codogno a Casalpusterlengo. Nel 2002 l'Arena Civica di Milano fu reintitolata a suo nome[1], e l'allora sindaco della città Gabriele Albertini disse: «Arena Civica era una definizione troppo formale, finalmente questo luogo ha un nome che sa di grande umanità e dedizione allo sport». 

Filosofia Calcistica

Gianni Brera ha legato indissolubilmente il proprio nome alla filosofia calcistica del "catenaccio" all'italiana.
L'idea di togliere un attaccante ed aggiungere un difensore esentato da marcature (il cosiddetto "libero") nacque in Svizzera negli anni trenta. Il successo dell'innovazione si misurò al mondiale del 1938, in cui la selezione elvetica riuscì a superare in un doppio confronto la forte compagine austro-tedesca. Il termine "verrou" con cui gli svizzeri definirono quella tattica, fu tradotto letteralmente con "catenaccio" in Italia. Fu solo nel corso degli anni cinquanta e sessanta che tale modulo fu preso in considerazione nella penisola: Gipo Viani e Nereo Rocco furono gli sperimentatori, Gianni Brera il "teorico".
Brera sosteneva la necessità di adottare il catenaccio in Italia per riportare il calcio giocato nel Paese ad alti livelli internazionali. La teoria partiva dal presupposto che gli italiani non erano fisicamente all'altezza degli altri popoli e che, di conseguenza, non potevano impostare un calcio sistematicamente offensivo per 90 minuti: a trascinare al successo sarebbero stati, a suo avviso, sempre personaggi di confine che - come Cavour e De Gasperi nella storia politica del Paese - si prendevano in carico la Nazionale emancipandola da tecniche offensive per giocare d'astuzia economizzando le energie ed utilizzando tattiche di opportunità. 
Il prototipo di questa descrizione fu il CT della Nazionale campione del mondo nel 1982, il friulano Enzo Bearzot, anche se in quella circostanza Brera fu protagonista di un clamoroso infortunio: all'esordio della trasferta spagnola dichiarò che se l'Italia fosse diventata campione del mondo avrebbe percorso a piedi la distanza tra la sua casa milanese e un santuario di devozione mariana lombardo; un mese dopo il trionfo del Santiago Bernabeu si fece fotografare in abito penitenziale e scalzo mentre saliva il sagrato del santuario.
Sebbene tali affermazioni non fossero indiscusse, Brera difese strenuamente sino alla fine quella visione delle cose. Anche per questo non vide mai di buon occhio Arrigo Sacchi e la concezione di calcio offensivo e dispendioso che introdusse in Italia, attribuendo i meriti dei successi del Milan ai soli giocatori olandesi.
Ma le polemiche che resero Brera celebre nel corso degli anni sessanta furono rivolte principalmente al "Golden Boy" rossonero Gianni Rivera e, più in generale, a quei giocatori tecnici, ma non combattivi che poco aderivano alla sua filosofia calcistica, ma che ricevevano invece un rilevante supporto dalla cosiddetta "scuola napoletana" e dal suo capostipite, Gino Palumbo. Brera soprannominò Rivera "abatino" e osteggiò apertamente in molte occasioni l'impiego del giocatore nella nazionale italiana, pur riconoscendone la grande intelligenza calcistica e personale. Nonostante i successi nazionali e, ancor di più, internazionali del Milan di quel periodo, la polemica col fuoriclasse rossonero non si sopì mai, entrando nell'immaginario collettivo italiano. Brera e Rivera comunque si rispettavano molto a vicenda e dopo la morte di Brera, Rivera fu tra i fondatori dell'Associazione Amici di Gianni Brera, oggi Simposio Gianni Brera.
Nel periodo anni settanta/ottanta Brera scaricò la propria insofferenza per i giocatori tecnici, ma non gladiatori, sul regista della Fiorentina e della nazionale Giancarlo Antognoni e sul fantasista nerazzurroEvaristo Beccalossi. A detta del giornalista queste critiche gli causarono, nel corso degli anni, molti attriti con giornalisti e tifosi d'opinione diversa.

Repubblica commemora i 20 anni della sua morte con un volume che raccoglie i suoi articoli per la testata. 9.90 in edicola, consigliato!

venerdì 16 novembre 2012

Corso per allenatori on-line tenuto da Carletto Ancelotti

Buongiorno,

oggi voglio segnalare per chi ancora non ne fosse a conoscenza, il corso on-line di tattica calcistica per allenatori e appassionati del gioco più bello del mondo tenuto da un docente di eccezione, il nostro amato Carletto Ancelotti.
Collegandovi a questo sito http://www.carloancelotti.it/a-cademy/ potrete seguire le varie lezioni che verranno caricate col passare del tempo con tanto di contenuti video e analisi partite. Riporto un'estratto:

"...Oggi finalmente avrà inizio il nostro incontro professionale nel quale cercherò di condividere con voi tanti aspetti Tecnici e Tattici del mio ” lavoro sul campo “
Nei nostri incontri periodici parleremo della Preparazione Precampionato che accompagna il mio inizio di stagione e del lavoro settimanale che generalmente precede le partite sia di Campionato sia di Champions League.

Ho pensato che la forma migliore per parlarvi di tutto ciò in maniera pratica e diretta, possa consistere nella presentazione periodica di un Partita, magari di Champions League, perché attraverso questa forma di Match Analysis, potrò concretamente parlarvi di Tattica, di situazioni di gioco e di come ho preparato e affrontato quel tipo di Modulo Tattico.

Vi esporrò le esercitazioni svolte in funzione del Match, di quanto è emerso a livello statistico dall’analisi dello stesso e del loro utilizzo nel lavoro successivo..."

Il progetto mi sembra una bella iniziativa, una occasione per approfondire le tematiche tecnico tattiche e per vedere al lavoro uno dei più vincenti mister della storia del calcio.

giovedì 15 novembre 2012

3 spot per il calcio

Il calcio può trovare la migliore promozione e pubblicità al suo interno. Ieri sera, le amichevoli internazionali sono state un ottimo biglietto da visita con goals spettacolari.

Vi voglio proporre tre capolavori che declinano in modi diversi le meraviglie di questo sport unico al mondo.

Zlatan Ibrahimovic - Il colpo del genio (Svezia - Inghilterra), forse il miglior goal di sempre.


El Sharaawy - l'azione di squadra perfetta (Italia - Francia)


Valbuena - l'azione del solista (Italia - Francia)

mercoledì 14 novembre 2012

4-3-3 : Italia-Francia 1-2

Derby  perso, ma d'altra parte le amichevoli non le vinciamo mai (perse le ultime 5). 
Buona la prova di El Sharaawy in goal e di Balotelli (con un po' di amnesie a dire il vero) spesso inoltre atterrato dai difensori avversari. Verratti interessante in fase di costruzione, ma troppo con il "sedere per terra" in fase difensiva (vedi bellissimo goal di Valbuena). Anche in campionato è già stato richiamato da Ancelotti varie volte per questo atteggiamento. Candreva così così, generoso, ma troppo frettoloso nei tiri, forse incitato dalle ultime fortunate conclusioni a rete in campionato contro Milan e Roma.
La Francia dopo aver trovato il pareggio con Valbuena ne secondo tempo ha schierato Menez che con la sua qualità ha ispirato il leone Gomis per il 2-1. Giaccherini nel finale a tu per tu col portiere stampa la palla sulla traversa. L'Italia non vince in casa con la Francia dagli anni 50.

Veniamo al 4-3-3:

Volevo soffermarmi su una dichiarazione di Beppe Dossena a fine partita in merito al modulo di gioco adottato stasera dall'Italia e che Prandelli alterna al 4-4-2 in una sorta di perenne indecisione.
Beppe afferma che con il 4-4-3 hanno vinto ad alti livelli poche squadre a causa della dispendiosità del modulo in fase difensiva e per la necessità del rientro di un attaccante in appoggio per impostare l'azione dalla difesa. Effettivamente l'Italia ha dato nell'arco della partita varie volte questa impressione di impaccio nel riuscire a superare la metà campo quando la Francia si portava con il baricentro alto (a maggior ragione quando il pressing aumentava).
A favore del modulo però ci sono alcune azioni, tra cui quella del goal e quella della traversa di Balotelli dove con inserimenti e velocità (da manuale del calcio) si è mandata letteralmente in tilt la difesa avversaria.

Per chiudere, vediamo con l'ausilio di wikipedia quali sono le squadre vincenti che hanno utilizzato il modulo 4-3-3 nella storia:

  • Il Brasile di Aymoré Moreira, durante i Mondiali del 1962.
  • Il Feyenoord di Ernst Happel, vincitore della Coppa dei Campioni 1969-1970.
  • Il Rosenborg, vincitore di una serie di 13 Campionati norvegesi consecutivi (1992-2004) e 10 partecipazioni alla Coppa dei Campioni.
  • Il Barcellona di Johan Cruijff, vincitore della Liga nelle stagioni 1990-1991, 1991-1992, 1992-1993 e 1993-1994 e della Coppa dei Campioni 1991-1992.
  • La Juventus di Marcello Lippi vincitrice, tra altri, della Serie A 1994-1995 e della Champions League nel 1996.
  • La Juventus di Giovanni Trapattoni vincitrice della Coppa UEFA 1992-1993.
  • Il Barcellona di Josep Guardiola, vincitore di sei trofei in due stagioni: la Liga, la Coppa del Re e la Champions League durante la stagione 2008-2009, la Supercoppa di Spagna, la Supercoppa UEFA, la Coppa del mondo per club FIFA nella stagione 2009-2010,la UEFA Champions League 2010-2011, la Supercoppa UEFA 2011 e la Coppa del mondo per club FIFA 2011.
  • Il Milan di Nereo Rocco nella stagione 1972-73, vincitore della Coppa delle Coppe 1972-1973.
  • Il Chelsea Football Club di Carlo Ancelotti vincitore della Premier League 2009-2010 e della FA Cup 2009-2010.
  • Il FC Porto vincitore della Primeira Liga 2010-2011 e la vittoriosa finale di UEFA Europa League 2010-2011 contro il Braga nello stadio di Dublino (Allenatore: André Villas-Boas).
  • Tutte le squadre allenate da Zdeněk Zeman.

Come vediamo dall'elenco sopra riportato si parla esclusivamente di squadre di estrema qualità e molto bilanciate nei reparti come organico, con giocatori dettati al sacrificio ed altri autentici poeti del calcio. Sull'ammontare complessivo delle competizioni svoltesi nella storia del calcio si può vedere dall'elenco che sono poche le squadre che hanno ottenuto importanti successi con il modulo in questione, per questo possiamo ritenere giustificata la sentenza di Dossena riguardo l'inefficacia o la scarsa proficuità del modulo 4-3-3.

Ultima nota personale, il fatto che questo sia il modulo utilizzato da Zeman la dice lunga su quali risultati una squadra normale possa ottenere con suddetta tipologia di gioco.